Shin-he
Prima parte
Il viaggio dell’amore
“Un uomo gira tutto il mondo in cerca di quello che gli occorre poi, torna a casa e lo trova.”
G. Moore
Shin-he era la terza figlia di una coppia di contadini: Dina e Martino.
La sua nascita aveva avuto un qualcosa di misterioso. La madre, infatti, non più giovanissima, aveva partorito,
da ragazza, due figli maschi, Mario e Pietro. I due ragazzi erano quanto di più luminoso avessero potuto attendersi dalla vita. Una notte, tuttavia, Dina fece un sogno particolare: si trovava in campagna lungo una stradina sterrata costeggiata da campi di grano dorato. C’era un vento leggero e caldo che faceva ondeggiare dolcemente le spighe. Ad un tratto sulla strada comparve una bambina bionda con le guance rosee. Non poteva avere più di tre anni. Saltellava sul terreno polveroso e correva verso Dina.
Quando fu vicinissima alla donna, la bambina sorrise e le tese le braccia. IL sogno finiva in quell'istante.
Dina sognò più volte la piccola che le correva incontro. Ad ogni risveglio la donna si sentiva turbata e al tempo stesso colma di gioia ed ogni volta aumentava in lei il desiderio di poter incontrare veramente quella creatura.
Dina rivolse molte preghiere al Signore per sapere qualcosa di più su questa bambina.
Per parecchio tempo la piccola non abitò più i sogni della donna e Dina penso che la risposta alle sue preghiere fosse stata proprio quella: non avrebbe più rivisto, né incontrato quella bambina, neanche nel sogno.
Forse il Signore aveva altri progetti per lei.
Trascorsero altre stagioni, altri sogni visitarono le notti di Dina, ma della piccola non c’era più ombra.
Era il 24 giugno, la famiglia aveva lavorato tutto il giorno per la mietitura del grano. Il sole li aveva accompagnati per tutta la giornata permettendo loro di raccogliere e riporre il raccolto tranquillamente. Anche Dina lavorò sodo e alla sera, appena posata la testa sul cuscino si addormentò all’istante.
Trascorsero pochi minuti ed ecco : la bimba bionda era davanti a lei: "Mi hai tanto chiamata e desiderata,
così io verrò da te. Proprio perché mi hai amata prima ancora di tenermi tra le braccia il mio nome sarà Shin-he,
spirito d’amore. Aspettami".
Dina si svegliò di colpo mettendosi a sedere sul letto. Non riusciva a capire se si fosse trattato di un sogno
o se veramente si fosse incontrata con la bambina. Era stato tutto così vero! Si guardò intorno;
vide il marito accanto a lei nel letto, russava rumorosamente.
Ebbe la tentazione di svegliarlo per domandargli qualcosa di più su quel sogno, ma cambiò idea.
Fino all’alba cercò di riaddormentarsi, senza riuscirvi. Il ricordo era molto intenso.
Il mattino seguente, a colazione, raccontò il sogno a Martino e ai ragazzi.
I figli erano ormai uomini e sorridendole risposero: "Come sarebbe bello avere una sorellina da coccolare".
Martino la guardò dubbioso e continuò, occhi sulla tazza, a bere il suo latte.
Quando furono soli aggiunse, sorridendo "Beh, allora stanotte, fatti bella, vediamo cosa riusciamo a combinare.
E proseguì: sei sicura di volere un altro figlio adesso che i ragazzi sono grandi?"
Dina rispose: "Non esiterei un istante se fosse la bambina del sogno e non lo faresti neanche tu se l’avessi incontrata".
Martino sorrise: "Han ragione i figli, sarà bello avere una piccolina ancora per casa".
Si alzò e si avviò verso la porta per recarsi a lavorare nei campi.
Quella notte Dina pensò che Shin-he avrebbe cominciato il suo viaggio verso di lei e così fu.
Nelle settimane che seguirono fu evidente che la donna stava realmente aspettando un bambino.
Tutti in casa cominciarono fin da subito a rivolgersi alla creatura nel grembo della madre già chiamandola per nome.
Il nome Shin-he era piaciuto a tutti e così la bambina cominciò a far parte della famiglia prima ancora di nascere.
Era primavera oramai.
Un po’ prima della mezzanotte Dina cominciò ad avere le doglie.
Martino, come già aveva fatto per gli altri due figli, si commosse e cominciò a dar ordini:
"Pietro vai a chiamare la levatrice, Mario prendi la biancheria che mamma ha già preparato. Dina, io starò con te".
"Va bene, ma non agitarti, se no mi agito anch’io. Siediti qui vicino a me. Chissà come sarà la nostra bambina".
Un dolore più forte fece sobbalzare la donna che si alzò e iniziò a camminare per la stanza.
Martino si alzò anche lui, la prese sotto braccio e la accompagnò su e giù. Quando i dolori erano troppo forti, Dina si fermava, si appoggiava al marito e poi ripartiva, un passo dopo l’altro tutt’intorno al letto, sempre con lui al fianco.
Qualche tempo dopo Pietro bussò alla porta. Appena entrato rimase per qualche istante immobile: non aveva mai visto la madre sofferente, né alcuna donna durante il travaglio.
Balbettando disse che la levatrice sarebbe arrivata tardi perché era dai Forvieri per un altro parto lungo e difficile. Martino sospirò, guardò Dina negli occhi:
"Dovremo cavarcela da soli. Per fortuna ho una certa esperienza con i parti delle mucche. Lo so che non è proprio la stessa cosa, ma ci riusciremo".
La donna annuì con il capo. Ora i dolori erano molto forti e sempre più ravvicinati tanto da non lasciarle
terminare la frase che aveva intenzione di dire. Si avvicinò al letto, si mise a sedere, come poteva. Fece cenno al marito di avvicinarsi e di guardare sotto la camiciola.
Martino si inginocchiò davanti a lei e osservò tutto attentamente.
"Vado a lavarmi le mani, credo sia ora".
Fu di ritorno qualche istante più tardi, in manica di camicia e con un grembiule stretto in vita e lungo fino alle caviglie. A Dina sfuggì un sorriso. Quello era il mantello che Martino usava per fare il Re Magio nella recita di Natale.
"Non fare la spiritosa. È l’unica cosa pulita che ho trovato e in grado di coprirmi tutto.
Sai dobbiamo fare attenzione".
Poi, calmo si fermò davanti alla donna: "Allora, Shin-he, è arrivato il momento di incontrarci.
Da tanto desidero vederti. Forza Dina, ancora una spinta".
Bastarono poche contrazioni che il corpicino di Shin-he scivolò nelle mani robuste del padre che prontamente la mise a testa in giù. Tutti sentirono le sue prime grida.
Marito e moglie si guardarono commossi, delicatamente Martino appoggiò la piccola sulla pancia della donna e tagliò il cordone.
Gli occhi di Dina correvano dall’uno all’altra: sapeva essere anche delicato un uomo così rude come Martino.
Il silenzio fu rotto proprio da Martino che cominciò a chiamare a voce alta i figli, domandando loro di portare l’acqua calda per lavare la piccola.
"Andate, andate, la vedrete quando tutto sarà a posto. È una bimba".
L’uomo prese la piccola, la lavò, l’asciugò, la avvolse in un telino bianco e poi in una copertina.
"Benvenuta in questa casa".